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Cenni storici

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Il territorio di Villafranca d’Asti è da tempo assai noto ai paleontologi che in questa zona hanno rinvenuto cospicue testimonianze fossili, al punto di denominare “Villafranchiano” la fase di formazione geologica compresa tra la fine dell’era terziaria (Pliocene superiore) e l’era quaternaria (Pleistocene medio).
I resti fossili sono prevalentemente di origine vegetale, ma negli strati più sabbiosi non è infrequente la presenza di scheletri di animali terrestri (rinoceronti, bovidi, cervidi ecc.). Infatti sono state rinvenute anche zanne di mastodonte, oggi conservate presso l’Istituto di Geologia e Paleontologia dell’Università di Torino.



LA STORIA

La valle in cui è collocata Villafranca, alla confluenza nel torrente Triversa di corsi d’acqua minori (Stanavasso, Traversole e Rio Maggiore), fu abitata fin dall’antichità, come attestano ritrovamenti avvenuti presso la località Taverne. Attraversata da un'importante strada di probabile origine romana, nel medioevo ebbe come centro religioso e civile la pieve di Musanza (che sorgeva presso l’attuale piazza Santanera) dalla quale dipendevano i villaggi di Musanza e di Serralonga.

Alla metà del decennio 1250-1260 il potente comune di Asti, raccogliendo gli abitanti dei precedenti insediamenti, fondò un nuovo insediamento sulla strada verso Torino e la Francia a protezione dell'area occidentale; il suo nome, “Villafrancha”, compare per la prima volta in un atto del 25 febbraio 1257, conservato alla Biblioteca Ambrosiana di Milano; il suo territorio allora comprendeva anche quello di Cantarana, sviluppatosi solo successivamente in modo autonomo.

Nel corso del Trecento, proprio a causa della sua collocazione stradale, Villafranca subì pesantemente le violenze belliche che la coinvolsero al punto da ridurne notevolmente il numero degli abitanti, quasi pregiudicandone l’esistenza. La comunità ricompare tuttavia organizzata dalla
seconda metà del Quattrocento ed effettua lo spostamento dell’abitato dalla sottostante valle alla collina dove sorge l’attuale concentrico.

Nuovamente oggetto di distruzioni nel secolo successivo in occasione delle guerre franco-ispane, fu in particolare teatro di un combattimento svoltosi nel settembre 1554 ai piedi del colle di Vulpilio.
Al passaggio della contea di Asti sotto i Savoia (1560), la dipendenza diretta dalla città ne impedì l'immediata infeudazione signorile, ma nel 1619 il duca Carlo Emanuele I, scorporandola dal distretto astigiano, la infeudò ai Cacherano di Bricherasio che vi edificarono un castello (già sul sito delle attuali scuole), conservandolo fino alla seconda metà dell’Ottocento.
Nel 1571, da una famiglia del luogo di tradizione notarile, nacque Giacomo Goria che fu vescovo di Vercelli dal 1611 al 1648, anno della sua morte: a lui si deve la fondazione dell'Opera Pia S.Elena (1645), tuttora esistente, destinata a sopperire alla necessità spirituali e materiali della popolazione del suo paese natale, e l'edificazione – tra il 1646 e il 1679 - della Collegiata di S.Elena su progetto dell'architetto di corte Amedeo di Castellamonte.

Nel Settecento Villafranca conosce un notevole incremento demografico e nell’Ottocento gode del benessere economico favorito dalla realizzazione della linea ferroviaria Torino-Genova inaugurata nel 1849 che – attraversando il suo territorio – permette lo sviluppo di numerose attività imprenditoriali.
Con Regio Decreto del 1863 il suo nome diviene Villafranca d'Asti.



STORIA E DESCRIZIONE DELLO STEMMA COMUNALE

corona d'argento all'albero affiancato dalle lettere Compare per la prima volta sul frontespizio del Catasto Comunale compilato nel 1603 (in A. Comun. di Villafranca d'Asti); si può tuttavia pensare che risalga alla fine del Quattrocento, quando la comunità riottenne personalità giuridica, confermata nel 1539 da un privilegio del re di Francia. In seguito l'uso dello stemma scomparve dagli atti pubblici e soltanto alla fine dell'Ottocento ne fu adottato uno nuovo, rappresentante un castello; un'effimera ripresa dell'antico si ebbe durante il fascismo, ma alla caduta del regime si tornò all'ormai consueto "castello". Nell'ultimo decennio furono avviate le pratiche per riottenere lo stemma originario il cui uso infine fu ufficialmente concesso con D.P.R. del 5 aprile 1995.